La corruzione non è una questione di prezzo, ma di cultura

Invitiamo tutti i responsabili delle decisioni pubbliche a promuovere un confronto costruttivo sulle strategie di prevenzione e contrasto alla corruzione.

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Advocacy
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Le recenti dichiarazioni emerse nel dibattito istituzionale, a seguito dell'approvazione della Direttiva europea anticorruzione, suscitano interrogativi che vanno oltre il dato contingente e invitano a una riflessione più ampia sul significato stesso della corruzione all’interno di nostra società. In sostanza, tecnicamente parlando, possiamo affermare che il nucleo del fenomeno corruttivo non risiede nella misura del vantaggio economico scambiato, ma nella frattura del vincolo fiduciario che lega il cittadino alle istituzioni. Quando tale legame viene incrinato si compromette la legalità formale e anche la percezione collettiva dell’equità e dell’imparzialità del sistema

[Leggi anche La corruzione bisogna conoscerla, riconoscerla e misurare]

La corruzione, dunque, non è una questione di prezzo, ma di cultura: riguarda il modo in cui il potere viene esercitato e riconosciuto come legittimo. In questa prospettiva, appare riduttivo limitare l’attenzione alla dimensione quantitativa dei fenomeni, mentre risulta più concreto interrogarsi sulle condizioni strutturali che li rendono possibili.

Ne deriva l’esigenza di orientare le politiche pubbliche verso una visione più sistemica, capace di coniugare repressione e prevenzione. In particolare, l’attenzione potrebbe concentrarsi sulle forme più complesse e pervasive di corruzione, attraverso strumenti che rendano sempre più trasparenti i processi decisionali e regolino ambiti sensibili come le attività di rappresentanza degli interessi e i conflitti tra sfera pubblica e privata.

In questo orizzonte si colloca l’invito a promuovere un confronto costruttivo tra i soggetti responsabili delle decisioni pubbliche. Occorre consolidare le strategie di prevenzione e contrasto alla corruzione e modelli come quello europeo in via di recepimento possono costituire un riferimento: sia per la cultura europea, sia per le legislazioni in discussione in importanti Stati occidentali, nonché a livello globale. 

Non si tratta soltanto di affinare norme ma di coltivare una cultura istituzionale fondata sull’integrità, sulla responsabilità e sulla consapevolezza del valore pubblico dell’azione amministrativa.

"Le affermazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, in occasione del recente question time alla Camera dei Deputati destano perplessità: infatti, tecnicamente parlando, il pactum sceleris che dà origine alla corruzione prescinde dall'importo poi corrisposto al pubblico funzionario corrotto, poiché il tradimento della fiducia che la generalità dei cittadini ripone nel suo comportamento non è una questione di prezzo, bensì della percezione che la gente poi ha del funzionamento delle Istituzioni.
Diverso sarebbe invece sostenere che l'Ordinamento giuridico dovrebbe principalmente perseguire la Grande Corruzione, anche attraverso strumenti quali la disciplina del lobbying e del conflitto di interessi, come da progetti da tempo giacenti in Parlamento.
Transparency International Italia sollecita costruttivamente i soggetti decisori a condividere politiche di prevenzione e contrasto alla corruzione ormai condivise a livello mondiale."
Michele Calleri, Presidente di Transparency International Italia

A cosa serve la Direttiva europea anticorruzione?

La Direttiva fornisce basi solide per la lotta alla corruzione nell’Unione europea e le sue disposizioni configurano un ampio ventaglio di presidi e rimedi per prevenire, contrastare ed infine reprimere la corruzione. Lo spirito della normativa è quello armonizzare le basi giuridiche comunitarie dei reati di corruzione e di rafforzare le leggi anticorruzione nazionali di tutti gli Stati membri.

Con il recepimento, per la prima volta, tutti i Paesi dell'UE avranno le stesse regole minime per combattere la corruzione. Nonostante questo, alcune disposizioni contenute nella versione finale sono più deboli rispetto alla proposta iniziale e questo è un problema. Le lacune sono importanti e in aree chiave: i diritti delle vittime di corruzione, le misure preventive e una maggiore responsabilità societaria. 

Tra i punti di interesse nazionale, l’introduzione del reato di “esercizio illecito di funzioni pubbliche”, dedicato a determinate violazioni gravi derivanti dall'esecuzione o dall'omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico (nell'esercizio delle sue funzioni). Questo punto potrà forse colmare le carenze normative di contrasto al fenomeno dell'abuso d'ufficio nell'ordinamento italiano. Lacune che, da agosto 2024, a seguito dell'abrogazione delle fattispecie di reato penale, non sono state compensate dai dovuti rimedi amministrativi e civilistici necessari per arginare e perseguire il fenomeno. 

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