Direttiva anti-SLAPP: la proposta del Governo italiano manca di ambizione, dialogo ed efficacia

L’Europa richiama l’Italia sul mancato recepimento della Direttiva anti querele temerarie e l'Italia risponde con un testo debole e inefficace.

Pubblicazione: 20 agosto 2026

L'Italia ha avuto tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire la Direttiva europea anti querele intimidatorie, le cosiddette Strategic Lawsuits Against Public Participation. Il 9 luglio il governo ha presentato una proposta di decreto che non gli ha risparmiato una lettera di richiamo da parte della Commissione europea.

La coalizione contro le SLAPP "CASE Italia" - di cui siamo parte e che riunisce 17 associazioni della società civile italiana - ha denunciato la mancanza di ambizione della proposta, mai discussa con la società civile e carente di un dibattito parlamentare approfondito. 

Secondo la coalizione il testo proposto si limita a una trasposizione simbolica, tardiva e inefficace, con profili potenzialmente incompatibili con il diritto dell'Unione europea. Secondo il decreto, le garanzie previste dal pacchetto europeo sono riconosciute esclusivamente ai procedimenti civili transfrontalieri, che rappresentano meno del 10% dei casi registrati da CASE Europe. 

📢 Ad agosto è arrivato il via dalle Commissioni competenti e ora il decreto torna al Governo per l’approvazione definitiva.

Le richieste di CASE Italia

Dall'estate del 2023, fino allo scorso maggio, CASE Italia ha ripetutamente chiesto al Ministero della Giustizia la disponibilità ad un confronto aperto sul tema che includesse un dialogo sulla proposta di trasposizione della Direttiva.

Il 28 luglio 2026, il gruppo è stato audito dalla Commissione Giustizia della Camera nel contesto di un processo parlamentare dai tempi contingentati e su un testo tutt’altro che ambizioso. Il procedimento è stato avviato a ridosso della sospensione estiva dei lavori parlamentari, con tempi che appaiono eccessivamente accelerati e che non consentono la necessaria attenzione su un tema di tale rilevanza per l'assetto democratico e per la tutela di un dibattito pubblico libero e in salute.

CASE Italia ha denunciato la mancanza di ambizione della proposta del governo e ha chiesto alle Commissioni competenti di fare proprie le osservazioni contenute nella memoria trasmessa loro.

Le richieste avanzate al Governo sono le seguenti:  

  • incorporare le Raccomandazioni EU e CoE, estendendo le garanzie procedurali a tutti i casi di SLAPP, sia nazionali sia transfrontalieri, e ai procedimenti di qualunque natura;
  • istituire un limite massimo all’entità delle richieste economiche di risarcimento del danno;
  • prevedere un effettivo risarcimento dei danni materiali e immateriali per i bersagli di SLAPP;
  • definire sanzioni efficaci e proporzionate per scoraggiare gli autori seriali di azioni temerarie;
  • esplicitare la disciplina della Direttiva, dove l’onere di provare la fondatezza della domanda spetta all’attore, a garanzia della certezza applicativa e dell’effettività delle tutele.
  • infine, nel contesto di un adeguamento agli standard internazionali sulla tutela della libertà di espressione, torniamo a chiedere di depenalizzare il reato di diffamazione, che rappresenta una delle forme principali assunte dalle SLAPP in Italia.

📥 Leggi la memoria presentata in audizione

Osservazioni e raccomandazioni nell’ambito del parere sull’A.G. n. 424 relativo all’attuazione della Direttiva (UE) 2024/1069 in materia di azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica

 

Le SLAPP In Italia

L’Italia continua a essere uno dei Paesi europei più colpiti dalle querele intimidatorie, con effetti diretti sulla libertà di stampa, sul diritto di critica e sulla partecipazione civica. 

Nel nostro Paese il fenomeno delle "querele bavaglio" risulta particolarmente allarmante per diffusione e gravità: 26 casi nel 2023 e 21 casi nel 2024 secondo i report della Coalition against SLAPPs in Europe (CASE). I dati del consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR) restituiscono un quadro analogo: nei sei anni di monitoraggio sono state registrate 112 allerte legali in Italia, di cui il 33% per diffamazione, il 28,6% sotto forma di minaccia di azione legale e il 13,4% in sede civile. Nel 44,6% dei casi le iniziative risultano promosse da attori politici.

Nel marzo 2026 il Parlamento italiano ha approvato la Legge n. 36/2026 (di delegazione europea 2025), che delega al Governo l’adozione di uno o più decreti legislativi per recepire la Direttiva 2024/1069. La formulazione adottata richiama la sola dimensione transfrontaliera e non chiarisce fino a che punto le tutele si applichino anche ai procedimenti nazionali: proprio quelli in cui ricade la quasi totalità delle SLAPP italiane. L’attuale orientamento equivarrebbe a un adempimento puramente formale, incapace di proteggere oltre il 90% dei bersagli italiani di SLAPP, in larga parte coinvolti in controversie di natura interna.

Questa tendenza si pone in contrasto anche con l’interpretazione consolidata dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale chi ricopre ruoli pubblici è tenuto a tollerare un livello più elevato di critica e scrutinio.

Solo una legislazione ambiziosa e realmente efficace sarà capace di proteggere concretamente dalle azioni legali temerarie tutti coloro che prendono parte attiva nel dibattito democratico. 

Coalition Against SLAPPs

CASE Europe e Italia

La Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE) è nata su impulso della Daphne Caruana Galizia Foundation e coinvolge oltre 120 organizzazioni non governative europee.

CASE Italia è il gruppo di lavoro nazionale, coordinato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT) e composto da 17 organizzazioni della società civile: Amnesty International Italia, ARTICLE 19 Europe, Articolo 21, Certi Diritti, Environmental Paper Network, FADA Collective, Giulia Giornaliste, Greenpeace Italia, IrpiMedia, Meglio Legale, OBC Transeuropa, ReCommon, Rete No Bavaglio, STRALI, The Good Lobby Italia, Transparency International Italia, Wikimedia Italia.

Iscriviti alla newsletter
Transparency International Italia
  • P.le Carlo Maciachini 11 - 20159 Milano
  • +39 02 40093560
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • CF 97186250151
© 2020 Transparency International Italia