Relazione Stato di Diritto. Per l’Italia progressi (ancora) limitati

Nella Relazione annuale della Commissione Europea l'Italia resta un'osservata speciale su conflitto di interessi, regolamentazione del lobbying, finanziamento della politica e pluralismo dei media.

Pubblicazione: 17 luglio 2026

In tema di trasparenza e integrità l’Italia deve compiere un salto di qualità: servono una legge sul conflitto di interessi, una regolamentazione efficace del lobbying, norme chiare sul finanziamento privato alla politica e una tutela concreta per giornalisti e whistleblower.

La settima Relazione annuale sullo Stato di Diritto è stata pubblicata il 17 luglio e contiene l'analisi della Commissione Europea sui 27 Stati membri su quattro aree tematiche: il sistema gudiziario, il quadro anticorruzione, il pluralismo dei media e altri aspetti istituzionali a garanzia dell’equilibrio dei poteri dello Stato - dal processo legislativo al ruolo della società civile.

In fase di redazione del report, come ogni anno, abbiamo avuto l’opportunità di offrire alla Commissione il nostro punto di vista sui temi della trasparenza e dell’anticorruzione. 

La situazione dell'Italia

Il capitolo della Relazione sullo Stato di diritto 2026 dedicato all’Italia evidenzia il permanere delle criticità o i progressi limitati/assenti su alcuni degli aspetti oggetto delle raccomandazioni 2025. In particolare su: conflitto di interesseregolamentazione del lobbyingfinanziamento della politica, pluralismo dei media e spazio civico e diritti umani.

Nella Relazione 2026 la Commissione evidenzia anche alcuni 
progressi significativi:

  • nella digitalizzazione della giustizia penale
    Con l’attuazione della raccomandazione relativa al completamento del sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure. A seguito delle difficoltà nell’implementazione del nuovo sistema gestionale "Applicativo Processo Penale (APP)”, a fine 2025 il Governo ha annunciato la completa digitalizzazione del processo penale di primo grado;
  • nella strategia anticorruzione
    Con il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione dell'ANAC per il periodo 2026-2028, che prevede una strategia pluriennale per la prevenzione della corruzione e la promozione della trasparenza e dell’integrità.

  • nel supporto ai segnalanti
    Con l'adozione delle nuove Linee guide ANAC sui canali interni di whistleblowing, che integrano gli orientamenti già adottati nel 2023 per le segnalazioni esterne

  • nella trasparenza degli appalti
    Con la piattaforma unica della trasparenza dell’ANAC, operativa dal 2025, che migliora la trasparenza degli appalti pubblici e permette di consultare online i dati sugli appalti e sul rispetto degli obblighi di trasparenza da parte delle amministrazioni pubbliche.

La proposta di legge sul Conflitto di interessi è ferma

Nella Relazione 2026 la Commissione rileva che non sono stati compiuti progressi sulla raccomandazione in tema di conflitto di interesse: la proposta di legge è ferma e non è stata mai più discussa in Parlamento. Al momento l'Italia non dispone di una normativa complessiva sul conflitto di interesse per i titolari di cariche pubbliche, compresi i parlamentari, nonostante la legge n.215 del 2004 regoli il tema per i membri di governo. 

Sul tema, ad agosto 2025, si è fatto un passo indietro sul "periodi di raffreddamento" (cooling-off): le norme che limitavano il conferimento di incarichi ad ex funzionari pubblici locali sono state abrogate (legge n.122/2025 art.2). La nuova norma consente agli ex funzionari di assumere cariche dirigenziali nelle aziende a controllo pubblico, senza alcun periodo di pausa.

Accanto a queste criticità la Commissione segnala alcune note positive. In particolare:

Progressi limitati sulla regolamentazione del lobbying

Nella Relazione 2026 la Commissione nota progressi limitati nell’attuazione della raccomandazione sulla rappresentanza di interessi. Il disegno di legge sulle attività di lobbying - approvato dalla Camera dei deputati e in esame al Senato - esclude le associazioni sindacali e datoriali, non prevede un’impronta legislativa (legislative footprint) e non impone alle società di lobbying di indicare per conto di chi svolgono le attività di rappresentanza di interessi. La Commissione rileva che la mancanza di una regolamentazione generale delle attività di lobbying continua a essere percepita come una delle principali carenze nel sistema di integrità nazionale.

Secondo Transparency International Italia le agende degli incontri, il registro trasparenza e l’obbligo di adesione ad un codice etico, sono elementi imprescindibili per garantire la trasparenza delle relazioni tra decisori pubblici e portatori di interesse e per permettere l’indispensabile monitoraggio da parte della società civile e dei media. Tra gli sviluppi positivi segnalati figura l’istituzione, da parte del Ministero della Difesa, di un registro volontario per la trasparenza, attraverso il quale saranno resi pubblici gli incontri tra i rappresentanti del ministero e i portatori di interessi.

Dal 2021 la coalizione Lobbying4Change chiede che l'Italia si doti di una disciplina sul lobbying per rendere le decisioni pubbliche più trasparenti e inclusive. La legge sul lobbying dovrebbe fare chiarezza sui rapporti tra decisori pubblici e portatori di interesse, senza esclusioni e con efficaci strumenti di verifica e sanzione eventuale per i non adempienti.

Nessun progresso sul finanziamento della politica

Nella Relazione 2026 la Commissione rileva che non sono stati compiuti progressi nell'attuazione della raccomandazione in tema di finanziamento di partiti e campagne tramite donazioni di fondazioni e associazioni. I numerosi disegni di legge sul finanziamento alla politica non sono ancora stati discussi in Parlamento.

È dal 2022 che la Commissione europea invita l’Italia ad affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne. Dopo i limitati progressi degli ultimi anni (2023-2025) non sono ci sono stati ulteriori avanzamenti. Secondo la Commissione, la pratica di incanalare donazioni private ai partiti può indebolire la responsabilità pubblica e favorire la pressione dei donatori privati sui programmi politici

Tra le note positive, l'aumento delle risorse economiche a disposizione della Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici. Al contempo, il disegno di legge volto a rafforzare l'autonomia della stessa Commissione non è stato discusso in Parlamento.

Nel 2025, in assenza di progressi sul piano legislativo, la coalizione per un Manifesto del Finanziamento Etico, Trasparente e Democratico alla politica italiana, ha proposto a partiti e movimenti politici un Codice di condotta per regolare le attività di finanziamento alla politica su criteri etici condivisi, nonché garantire la trasparenza dell’intero processo di fundraising politico.

La protezione dei giornalisti è una sfida irrisolta

Nella Relazione 2026 la Commissione esprime preoccupazione per protezione dei giornalisti e non rileva progressi sulla riforma delle norme sulla diffamazione. Inoltre, a metà 2025, sono aumentati gli episodi di violenza e intimidazione (93) e sono in fase di sviluppo nuove iniziative legislative sulla protezione dei giornalisti, ma le aggressioni fisiche e altre forme di intimidazione continuano a destare preoccupazione.

Tra le note positive il riconoscimento del Centro di coordinamento istituito presso il Ministero dell’Interno - che esegue un monitoraggio dei casi di intimidazione ai danni dei giornalisti - e gli emendamenti che introducono aggravanti specifiche per i reati commessi nei confronti dei giornalisti professionisti. Un'iniziativa accolta in maniera positiva dai portatori di interesse, con l’invito ad estendere l’ambito di applicazione a tutte le persone che lavorano nel settore dei media.

Inoltre, il 7 maggio è scaduto il termine per il recepimento della Direttiva europea anti-SLAPP e a maggio 2026 la coalizione contro le SLAPP "CASE Italiaha chiesto al Governo tutele efficaci contro le querele intimidatorie che colpiscono giornalisti, attivisti e whistleblower.  A giugno 2026 la Commissione ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, insieme ad altri 13 Stati membri, per il mancato recepimento della Direttiva anti-SLAPP.

Preoccupazione per il restringimento dello spazio civico e per la mancata istituzione di un'Autorità nazionale per i diritti umani

Nella Relazione 2026 la Commissione osserva le ripercussioni della nuova legislazione italiana in materia di sicurezza sulla restrizione dello spazio civico - da “ristretto” a “ostruito” per il report Civicus 2025 - e sull’esercizio dei diritti fondamentaliI portatori di interessi esprimono preoccupazione in merito agli sviluppi relativi alle restrizioni al diritto di manifestare e alle possibili ripercussioni sullo spazio civico e sull'esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali 

Riguardo alla raccomandazione relativa alla creazione di un’istituzione nazionale per i diritti umani, tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite, la Relazione 2026 rileva progressi limitati. Diversi disegni di legge sono ancora in attesa di approvazione da parte del Parlamento. Tra queste, figura anche una proposta che attribuirebbe tali funzioni al Garante per la protezione dei dati personali, soluzione che ha suscitato perplessità da parte dei portatori di interesse.

Raccomandazioni all’Italia

Dati i progressi limitati compiuti dall’Italia la Commissione europea raccomanda di:

    • completare il sistema digitale di gestione delle cause in tutti i gradi di giudizio;
    • portare avanti l'attività legislativa volta a disciplinare in modo sistematico i conflitti di interessi e ad adottare norme complessive sul lobbying e istituire un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi;
    • intensificare l'impegno per affrontare la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
    • portare avanti la riforma in materia di diffamazione e al contempo garantire la libertà di stampa, tenendo conto delle norme europee sulla protezione dei giornalisti;
    • costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.
    • completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure;
    • adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi e intensificare l'impegno per adottare norme complessive sul lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa;
    • intensificare l'impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
    • portare avanti l'attività legislativa in corso affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato all’adempimento della loro missione e per garantirne l'indipendenza;
    • portare avanti il processo legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti;
    • intensificare le iniziative per costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.
    • proseguire gli sforzi volti a migliorare ulteriormente il livello di digitalizzazione nelle sedi penali e nelle procure;
    • adottare le proposte legislative in sospeso sui conflitti di interessi e adottare norme complessive sul lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa;
    • affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
    • portare avanti il processo legislativo del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti;
    • provvedere affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato per l'adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l'indipendenza;
    • intensificare gli sforzi per costituire un'istituzione nazionale per i diritti umani, tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.

La Relazione sullo Stato di Diritto

Che cos'è?

La relazione sullo Stato di Diritto è una valutazione qualitativa condotta annualmente dalla Commissione Europea che esamina gli sviluppi avvenuti nei 27 Stati Membri dell’Unione rispetto a quattro aree tematiche: il sistema giudiziario, il quadro anticorruzione, il pluralismo dei media e altri aspetti istituzionali che garantiscono l’equilibrio dei poteri all’interno di uno Stato, quali ad esempio l’inclusività del processo legislativo e il ruolo della società civile. Inoltre, la Relazione contiene raccomandazioni specifiche e una valutazione qualitativa dei progressi compiuti da tutti gli Stati membri nell’attuazione delle raccomandazioni degli anni precedenti.

La Relazione fa parte del Meccanismo per lo Stato di diritto ed è uno degli strumenti preventivi dell’UE per promuovere lo Stato di diritto. Il rapporto si basa su ampie consultazioni con gli Stati membri, i portatori di interesse e la società civile, garantendo una prospettiva più ampia possibile. La relazione è al centro del ciclo annuale sullo Stato di diritto, volto a promuovere lo Stato di diritto e a prevenire l'insorgere o l'aggravarsi di problemi.

Dal 2020 diverse nuove iniziative dell'UE hanno innalzato norme comuni in settori direttamente pertinenti allo Stato di diritto: la legge europea per la libertà dei media, che mira ad affrontare una serie di lacune sistemiche individuate nel panorama normativo dei media, e il pacchetto anticorruzione, che comprende proposte di nuova legislazione per combattere la corruzione nell'UE e rafforzare il regime sanzionatorio dell'UE per la corruzione nella dimensione esterna dell'UE.

GLOSSARIO

Stato di diritto
Lo Stato di diritto impone a tutti i pubblici poteri di agire sempre entro i limiti fissati dalla legge, nel rispetto dei valori della democrazia e dei diritti fondamentali, e sotto il controllo di organi giurisdizionali indipendenti e imparziali. Lo Stato di diritto è un principio consolidato.

Sebbene gli Stati membri abbiano identità e tradizioni nazionali diverse, il significato essenziale dello Stato di diritto è lo stesso in tutta l'UE e può essere definito in base a sei principi:
  • legalità, che implica un processo legislativo trasparente, responsabile, democratico e pluralistico; 
  • certezza del diritto;
  • divieto di esercizio arbitrario del potere esecutivo;
  • tutela giurisdizionale effettiva da parte di organi giurisdizionali indipendenti e imparziali, con un controllo giurisdizionale effettivo, anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali; 
  • separazione dei poteri e uguaglianza davanti alla legge

Questi principi sono stati riconosciuti dalla Corte di giustizia dell'Unione europea e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Inoltre, il Consiglio d'Europa ha elaborato norme e formulato pareri e raccomandazioni che forniscono orientamenti consolidati per promuovere e sostenere lo Stato di diritto.

Strengthening EU Collaboration to Uncover and Resist Emerging Corruption (SECURE) è un progetto biennale coordinato da Transparency International in consorzio con Transcrime (Università Cattolica del Sacro Cuore - UCSC), Transparency International EU e nove capitoli di Transparency International (Bulgaria, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Serbia, Slovacchia, Ungheria).

SECURE è finanziato dalla Direzione Generale degli Affari Interni della Commissione Europea nell’ambito del Fondo Sicurezza InternaDue autorità pubbliche - l’Agence Française Anticorruption (AFA) e la Direzione Centrale Anticrimine - Servizio Centrale Operativo (DAC-SCO) della Polizia di Stato italiana - partecipano come partner associati.  

ID progetto: 101217306
Coordinator: Transparency International e.V. (TI Secretariat)
Partner: Università Cattolica del Sacro Cuore, Transcrime;
TI EU,
TI Bulgaria, TI Francia, TI Germania,
TI Irlanda, TI Italia, TI Paesi Bassi,
TI Serbia, TI Slovacchia, TI Ungheria
Associated Partner:
Italia, AFA - Agence Française Anticorruption
Francia, DAC-SCO - Direzione Centrale Anticrimine Servizo Centrale Operativo della Polizia di Stato
Funding: Fondo Sicurezza Interna dell’UE (ISF)
Le opinioni e i punti di vista espressi sono esclusivamente quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o della Commissione Europea. Né l’Unione Europea né l’autorità che ha concesso il finanziamento possono essere ritenute responsabili per essi.
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