È stato raggiunto un accordo provvisorio sulla Direttiva europea anticorruzione

Un compromesso tra le istanze del Parlamento ed il Consiglio dell'Unione europea che non soddisfa pienamente le aspettative di trasparenza.

Pubblicazione: 2 dicembre 2025
Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2025

L'accordo sulla Direttiva europea anticorruzione non soddisfa pienamente le aspettative di trasparenza espresse da Transparency International in questi anni di advocacy legislativa.

A maggio 2023 la Commissione europea ha proposto una Direttiva specifica sulla lotta alla corruzione con l'obiettivo di armonizzare la legislazione anticorruzione dei 27 Stati membri e rendere obbligatoria nel diritto comunitario l’incriminazione per i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC). In questi anni Transparency International ha accolto con favore gli sforzi della Commissione per affrontare l'inadeguatezza dei quadri giuridici e dell'applicazione delle norme anticorruzione in tutta l'Unione europea. Ha inoltre presentato una serie di raccomandazioni volte a rafforzare gli impegni contenuti nella proposta di Direttiva e innalzare gli standard della lotta alla corruzione a livello globale.

A luglio 2025 gli Stati membri e il Parlamento europeo non sono riusciti a trovare un accordo sulle disposizioni più importanti della Direttiva e alcuni Stati hanno cercato di ritardare la finalizzazione del pacchetto. Tra loro i rappresentanti italiani hanno chiesto l'eliminazione dell'abuso d'ufficio come reato previsto della Direttiva, in deroga ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC).  

L'accordo provvisorio siglato a dicembre 2025

Il 2 dicembre 2025, dopo mesi di negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea, è stato raggiunto un accordo provvisorio sulla Direttiva Anticorruzione. La Direttiva dovrà essere formalmente adottata dal Parlamento e dal Consiglio prima di poter entrare in vigore. 

Secondo Transparency International i punti di rilievo introdotti da questo accordo riguardano:
  • il ruolo del pubblico interessato: le organizzazioni della società civile sono finalmente legittimate a partecipare ai processi penali;
  • il riconoscimento delle vittime della corruzione: i reati di corruzione sono stati collegati esplicitamente alla Direttiva in materia di diritti delle vittime di reato (direttiva 2012/29/UE);
  • l'incoraggiamento all'adozione di misure di trasparenza nel finanziamento dei candidati e dei partiti politici per tutti gli Stati membri;
  • l'obbligo di sviluppare strategie anticorruzione per tutti gli Stati membri.
Tuttavia, nel corso dei triloghi negoziali, il testo della proposta è stato indebolito e permangono alcune lacune. In particolare si osserva:
  • la mancanza di disposizioni esplicite sulla grande corruzione (grand corruption) per combattere i fenomeni corruttivi più gravi. La Direttiva potrebbe non affrontare la corruzione ad alto livello e tutti quei casi che minano in maniera importante la democrazia e i diritti umani;
  • la debolezza delle norme in materia di responsabilità delle imprese. Per esempio la responsabilità delle persone giuridiche stabilita dalla Direttiva è inferiore agli standard fissati da Paesi come il Regno Unito e l’Australia;
  • la mancanza di regole chiare e vincolanti sul finanziamento della politica e sulle attività di lobbying;
  • l'eliminazione dell'obbligo di comunicazione dei dati disaggregati sulla lotta alla corruzione.

I punti di interesse per l'Italia

Rispetto alle lacune indicate da Transparency International, in Italia è di particolare interesse il punto relativo alla mancanza di regole chiare e vincolanti sul finanziamento della politica e delle attività di lobbying. 

In Italia, a partire dalla abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti politici, la possibilità di finanziare l'attività politica proviene quasi esclusivamente da donazioni da parte di privati e aziende. Questo sistema è sicuramente carente ed è necessario riformare l’attuale normativa che regola il processo di finanziamento della politica. Anche sul tema della regolamentazione del Lobbying e sul Conflitto di interessi, l'accordo raggiunto dalla Direttiva si esprime in maniera generica. In Italia, la mancanza di una legge organica sul Lobbying rappresenta un punto di debolezza di grande importanza per il nostro sistema di prevenzione della corruzione. Ad oggi, dopo anni di attesa, la proposta di legge che dovrebbe regolamentare il Lobbying è incompleta.

Ma non solo, da anni si evidenzia come l’assenza nel Registro pubblico dei portatori di interessi di attori fondamentali quali le Organizzazioni sindacali e le Organizzazioni dei datori di lavoro, indebolisca il quadro normativo. Inoltre, nell'ultimo testo, non si fa menzione dell’Agenda pubblica degli incontri, uno strumento indispensabile al fine di rendere disponibili pubblicamente le informazioni relative agli incontri. L'operatività di questi due strumenti andrebbero a beneficio della Trasparenza e anche dell’attività di Monitoraggio civico sulle attività di Lobbying.

Gli Stati membri devono considerare la Direttiva anticorruzione come un punto di partenza e andare oltre i suoi standard minimi, al fine di colmare realmente le lacune che favoriscono il prosperare della corruzione."
Roberto Giambelli, Advocacy Officer di Transparency International Italia

Scopri la Direttiva europea anticorruzione

Nel 2023 la Commissione europea ha proposto una Direttiva specifica sulla lotta alla corruzione. La Direttiva si propone l'obiettivo di armonizzare la legislazione anticorruzione dei 27 Stati membri e rendere obbligatoria nel diritto comunitario l’incriminazione per i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC).


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