A che punto siamo in Italia su antiriciclaggio e trasparenza dei titolari effettivi?
A Milano sono stati presentati i risultati di ricerca del progetto Step EU sul tema dell’antiriciclaggio e della lotta alla corruzione transfrontaliera in Italia e in Europa.
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L'evento "Il nuovo quadro antiriciclaggio e la trasparenza dei titolari effettivi: soggetti e narrative a confronto" si è svolto il 26 novembre presso la Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza e ha segnato la conclusione del progetto STEP EU - Strengthened enforcement capacities of public authorities in the European Union. Un lavoro di ricerca e analisi a livello nazionale ed europeo sul tema dell'antiriciclaggio e della lotta alla corruzione transfrontaliera.
L'evento ha ospitato relatori di istituzioni di rilievo quali il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Banca d’Italia, l’Unità di Informazione Finanziaria, la Guardia di Finanza, la Direzione Investigativa Antimafia e Magistratura, nonché importanti rappresentanti del settore privato quali Unicredit, Assicurazioni Generali, Federnotai e Federfiduciarie.
Nel corso della Giornata, partecipata da una platea di professionisti del settore ma anche di giornalisti e attivisti, è stato approfondito il tema del riciclaggio e, in particolare, i cambiamenti introdotti dalla normativa nazionale dopo l’approvazione delle nuove norme antiriciclaggio dell'Unione Europea (c.d. AML package), nonché le prospettive di sviluppo sulla trasparenza dei registri dei titolari effettivi.
La normativa europea prevede nuove disposizioni sulla trasparenza dei titolari effettivi. In particolare sull’accesso ai registri dei titolari effettivi, il quale è ora previsto anche per i soggetti aventi un legittimo interesse, come giornalisti e organizzazioni della società civile. Per quanto riguarda la normativa nazionale, nel corso dell'evento sono state approfondite le richieste delle ordinanze del Consiglio di Stato (n. 08245/2024 e n. 08248/2024) con le quali, a ottobre 2024, la decisione sull'apertura del registro nazionale è stata rimandata alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (cause C-684/24 e C-685/24). In attesa della pronuncia di quest'ultima, prevista per la prima metà del 2026, il decreto di attuazione del registro, come anche gli obblighi di effettuare le comunicazioni sulla titolarità effettiva, risultano ancora sospesi. Nonostante ciò, il 3 dicembre 2025 è stato approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce l’art. 74 della VI Direttiva e modifica il D.lgs. n.231/2007. Il decreto esclude l’accesso generalizzato al pubblico e prevede l'accesso a soggetti aventi interesse legittimo (portatori di interessi diffusi, titolari di un interesse giuridico rilevante e differenziato). Resta inalterato l'accesso da parte delle autorità e soggetti obbligati.
La trasparenza sulla titolarità effettiva è una necessità per assicurare che le autorità pubbliche e le forze di polizia siano in grado di contrastare organizzazioni criminali e frodi finanziarie. Ma non solo: la trasparenza della titolarità effettiva è indispensabile anche per consentire alla società civile e ai suoi rappresentanti di svolgere un monitoraggio civico efficace e portare alla luce fenomeni corruttivi o di turbativa delle normali dinamiche economiche e democratiche.
In conclusione, in base all’evoluzione normativa e agli esiti processuali, sarà fondamentale trovare una mediazione tra le istanze di trasparenza e riservatezza, che permetta a tutti gli attori in campo di contribuire con le proprie competenze e risorse a rendere le società più trasparenti e in grado di resistere all’infiltrazione di capitali illeciti.
L’impegno di Transparency International Italia sul tema dell'antiriciclaggio non si ferma qui e resta una delle priorità della nostra azione contro la corruzione e per la trasparenza. Speriamo di poter contribuire a rafforzare sempre di più l'integrità e la trasparenza in Italia e in Europa, favorendo ricerche e azioni capaci di rendere l'anticorruzione il centro dell'agenda politica e dell'azione amministrativa.
I due anni del progetto STEP EU, promosso da Transparency International e portato avanti dai capitoli nazionali di Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Slovenia e Spagna, sono stati estremamente interessanti a livello nazionale ed europeo per raccogliere, analizzare e valutare le istanze del dibattito sul tema dell'antiriciclaggio. L'attività di analisi ha spaziato dalla necessità di mediare tra il diritto alla trasparenza e quello alla privacy alle conseguenze del riciclaggio dal punto di vista della tenuta economica e finanziaria del sistema Paese. Senza tralasciare le ricadute sulla vita sociale e democratica, aspetti che spesso rimangono in secondo piano, rispetto ad un tema ritenuto tecnico e riservato ai soli addetti ai lavori.
Dalle analisi effettuate emerge che i soggetti che operano ai fini di riciclare denaro, si avvalgono di strutture societarie complesse, ricorrono a tecnologie sempre più avanzate e utilizzano sempre più spesso criptovalute.
Le autorità preposte alle indagini hanno carenze di budget, di personale e di adeguamento tecnologico. Inoltre, la cooperazione transfrontaliera è limitata a causa dei diversi sistemi legali.
In Italia emergono alcune buone pratiche. Ad esempio, la Guardia di Finanza è in grado di accedere a grandi masse di dati, favorendo così le attività di intercettazione di casi sospetti in modo proattivo. La stessa Guardia di Finanza ha creato un sistema informatico in grado di collegare oltre 200 tra banche dati e sistemi informativi, riducendo drasticamente i tempi necessari per verificare le informazioni.
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La prima tavola rotonda, moderata dal giornalista Stefano Vergine, ha esplorato le sfide principali per il sistema antiriciclaggio europeo e italiano e le prospettive poste dal nuovo quadro normativo europeo, hanno partecipato, il Magg. Federico Moca, Capo Sezione Antiriciclaggio e Tutela dei Mezzi di Pagamento del III Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza; Italo Borrello, Direttore Servizio Normativa e Collaborazioni Istituzionali della UIF; Silvia Giacomelli, Dirigente Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio della Banca d'Italia; Silvio Serraino, Head AML Advisory di UniCredit; Edoardo Rinaldi, Presidente di Federnotai.
Secondo i partecipanti alla tavola rotonda, l’Italia può contare su un sistema AML riconosciuto tra i più robusti, efficaci ed evoluti a livello internazionale, grazie anche alla collaborazione di molteplici attori istituzionali, ma allo stesso tempo occorre tener conto di nuove sfide che stanno emergendo.
Secondo il Magg. Federico Moca, Capo Sezione Antiriciclaggio e Tutela dei Mezzi di Pagamento del III Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, una delle sfide principali è l’innovazione digitale e le nuove metodologie di riciclaggio, che pongono necessità per chi fa le indagini “di andare a rincorrere sempre di più il denaro che corre sempre più veloce.” Prosegue spiegando che con le criptovalute “si assiste a una contrazione sempre maggiore di una delle tre frasi del riciclaggio, quella della stratificazione”, un passaggio che storicamente avveniva tramite bonifici, spostamenti di fondi o acquisti e reinvestimenti successivi – invece oggi, con un click, attraverso delle piattaforme di cosiddetti mixer che fanno tantissime transazioni in due o tre secondi, si possono fare ventimila operazioni di spostamento di somme. Questo rende complesso il lavoro di follow the money. Il relatore ha sottolineato che “avremmo la necessità di adeguare i nostri sistemi [...] per cercare di essere al passo con la tempestività della digitalizzazione.”
Un’altra sfida importante sarà “armonizzare quanto più possibile, inizialmente a livello europeo, e poi con le raccomandazioni del GAFI a livello globale, i comportamenti delle autorità cross border, per evitare che le organizzazioni criminali sfruttino delle diversità delle giurisdizioni per poter poi eludere i sistemi di controllo.”
Italo Borrello, Direttore Servizio Normativa e Collaborazioni Istituzionali della UIF, ha ritenuto che le sfide siano aggravate dal contesto internazionale turbolento - “lo scenario in cui ci muoviamo a livello internazionale, lo scenario geopolitico caratterizzato da grandissima conflittualità, rivela rischi evidenti, purtroppo anche concreti, di disgregazione non solo politica ma anche economica.” Italo Borrello ha ribadito l’importanza di armonizzazione: “Il package europeo [...], rappresenta un forte elemento di coesione ed è uno strumento di stimolo alla collaborazione tra le autorità, grazie a un approccio che è finalmente ispirato all'armonizzazione massima delle regole, ma anche all'uniformazione delle prassi e delle metodologie seguite da tutte le autorità a livello dei singoli Paesi membri.” Per quanto riguarda l’Italia, Borrello ha sottolineato che una delle sfide principali sarà “valorizzare le specificità del modello di FIU italiana”.
Silvia Giacomelli, Dirigente Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio della Banca d'Italia, ha ribadito che: “due fattori di rischio importanti sono l'evoluzione tecnologica e i rischi geopolitici”, e ha aggiunto che “un’altra sfida importante è collegata all’evoluzione del quadro normativo europeo”, ricordando poi “siamo nella fase di implementazione del package” e ancora: il sistema richiederà uno sforzo collettivo di adattamento, molto grande, sia per le autorità nella fase operativa di implementazione, sia per tutti i soggetti obbligati che dovranno fare proprie le nuove normative”. Per questo, ha evidenziato la necessità di “affrontare questa fase con un grande spirito di cooperazione tra tutte le autorità italiane e con il settore privato”.
Per quanto riguarda le modalità di risposta alle sfide, ha ricordato “l’importanza della tecnologia, che rappresenta un fattore di rischio ma anche uno strumento per rafforzare i presidi” sia dal lato delle autorità, ma anche da parte dei soggetti obbligati, che sono già molto attivi nell’usare tecnologie avanzate per gli adempimenti AML.
Passando alle riflessioni dal settore privato, Silvio Serraino, Head AML Advisory di UniCredit, ha osservato che “non vediamo un grosso impatto perché la normativa italiana era già molto allineata al nuovo pacchetto.” Ha evidenziato poi che “le banche gestiscono una mole impressionante di dati, spesso frammentati in sistemi diversi”. La vera sfida è “di organizzare questi dati, rendere gli omogenei e non perdere il tempo che noi adesso stiamo spendendo nell'aggregazione e nella gestione dei dati.”
Il notaio Edoardo Rinaldi, Presidente di Federnotai, ha richiamato l’attenzione sulla qualità delle segnalazioni: “non è il numero delle segnalazioni che determina la bontà del sistema, ma l’efficacia”. Rinaldi ha sostenuto che serve una chiarezza dei ruoli, e ha denunciato alcune criticità sanzionatorie.
Successivamente, la discussione è passata sul tema dei benefici e delle sfide che derivano dall’implementazione del nuovo Pacchetto Antiriciclaggio.
Il Magg. Federico Moca, Capo Sezione Antiriciclaggio e Tutela dei Mezzi di Pagamento del III Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, ha visto con favore la prospettiva “dell'istituzionalizzazione delle public-private partnership”, e ha sottolineato anche “l'importanza di AMLA [..] sul ruolo di coordinamento delle FIU” e “la previsione delle analisi congiunte coordinate a livello AMLA, alla cui partecipazione eventualmente potrebbero essere chiamate anche altre autorità”, nonché il coinvolgimento dell'EPPO e dell'OLAF “per poi andare a coordinare a livello anche investigativo, a livello europeo, un'azione immediata”, che porterà “tutti i benefici dell'acquisizione della prova, della possibilità di utilizzare atti a livello processuale in modo molto più immediato”.
Magg. Federico Moca, Capo Sezione Antiriciclaggio e Tutela dei Mezzi di Pagamento del III Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, ha sottolineato un altro tema fondamentale del pacchetto AML: “la standardizzazione auspicata delle segnalazioni di operazioni sospette, quindi, i flussi segnaletici” sottolineando necessità di poterle gestire in modo telematico, in modo che siano leggibili, e affermando che “l'importanza di avere dei dati strutturati che dialoghino tra loro potrà essere sicuramente un aspetto positivo del Pacchetto antiriciclaggio.”
Italo Borrello, Direttore Servizio Normativa e Collaborazioni Istituzionali della UIF, ha spiegato che “il nuovo pacchetto introduce già un forte impulso alla collaborazione tra le FIU europee, impulso che dovrà essere dato dall'AMLA”, che agirà per valorizzare le interazioni tra le FIU e tra le rispettive attività di analisi. Allo stesso tempo ha precisato che “le attività delle FIU continueranno ad essere strettamente ancorate a livello nazionale, perché l'attività di una FIU richiede prossimità con i segnalanti, coordinamento con le autorità investigative e con la magistrature nazionali, conoscenza delle caratteristiche dei fenomeni e delle organizzazioni criminali a livello di singolo paese.”
Italo Borrello, Direttore Servizio Normativa e Collaborazioni Istituzionali della UIF, Ha concluso che l’UIF vede benefici nella possibilità di contribuire alla governance del nuovo meccanismo e ha sottolineato che “il modello italiano è essenziale che venga portato in sede europea per dare un contributo concreto all'armonizzazione”.
In risposta al quesito del moderatore su quali cambiamenti riguarderanno l'attività di supervisione nel recepimento delle nuove norme europee, Silvia Giacomelli, Dirigente Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio della Banca d'Italia, ha descritto il nuovo assetto europeo antiriciclaggio, inizialmente proponendo un’analogia con quanto già avvenuto in passato nella vigilanza prudenziale: “La rivoluzione a cui abbiamo assistito in quell'ambito, si sta adesso attuando nell'ambito AML”.
In primo luogo, l’elemento fondamentale è l’introduzione del c.d. Single rule book: “tutti i soggetti dovranno sottostare alle stesse norme armonizzate a livello europeo”.
La relatrice ha illustrato in seguito, il ruolo dell’AMLA, che avrà “un'attività di supervisione definita indiretta, che consisterà nel rendere omogenei le prassi di supervisione di tutte le autorità”, ma anche “un'attività di supervisione diretta.” In particolare, “l'AMLA, a partire dal primo luglio 2028, sarà responsabile della supervisione su 40 soggetti del settore finanziario europei che dovranno essere selezionati sulla base della loro esposizione al rischio e dell'attività cross-border.”
Silvia Giacomelli, Dirigente Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio della Banca d'Italia, ha dichiarato che il nuovo framework sarà un “cambiamento epocale”, non solo per le autorità, ma anche per i soggetti vigilati.
La relatrice ha richiamato l’attenzione alla fase che si apre ora dopo l’approvazione del Pacchetto: adesso si tratta di renderlo operativo nei prossimi due anni, ha spiegato, “dovranno essere emanati circa 60 atti di secondo e terzo livello”, molti dei quali fanno riferimento all’AMLA.
La relatrice ha evidenziato il ruolo che possono avere i soggetti privati, ricordando che tutti “i pacchetti normativi di secondo e terzo livello, saranno sottoposti a consultazione pubblica, come avviene di prassi. Quindi anche il settore privato avrà uno spazio per poter contribuire alla loro redazione e portare il proprio contributo per accrescerne l'efficacia. Penso che questo sia un momento importante di possibile contributo e a questo ovviamente si affianca il dialogo con le autorità.”
Concludendo, la relatrice ha spiegato che l’autorità sta già lavorando per dialogare e accompagnare i soggetti vigilati verso il nuovo assetto: “stiamo molto lavorando su questo: per dialogare con i nostri soggetti vigilati, per accompagnarli, ma accompagnarci tutti, insieme verso questo nuovo assetto.” Il nuovo assetto antiriciclaggio “è nato per superare tante lacune che hanno consentito i noti scandali di riciclaggio”. È un sistema che nasce per rendere il sistema europeo di contrasto al riciclaggio più efficace e più forte.”
La seconda tavola rotonda, moderata da Alessandro Galimberti, giornalista de Il Sole 24 Ore, ha esplorato le prospettive dei registri dei titolari effettivi in Europa e in Italia e ha visto la partecipazione di Calogero Gaetano Paci, Procuratore della Repubblica del Tribunale di Reggio Emilia; Magg. Nicola Maglione, Guardia di Finanza, in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia; Amelia Festa, Policy Officer AML Regulation, Ministero dell'economia e delle finanze; Gervasio Cicoria, CAMS, Group Head of AFC Risk assessment and Controls di Assicurazioni Generali; Fabrizio Vedana, Presidente Federfiduciarie e Aiste Galinyte, Head of Research di Transparency International Italia.
Amelia Festa, Policy Officer AML Regulation del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha illustrato lo stato dell’arte dell’implementazione del nuovo pacchetto AML e la situazione del Registro dei titolari effettivi. Festa ha illustrato il ruolo della direzione che rappresenta - una delle novità di lavori di implementazione è che è stata istituita la nuova direzione presso il MEF - Direzione Generale per la prevenzione e il contrasto dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illeciti, che si occuperà, oltre delle funzioni tradizionalmente attribuite al MEF, anche della vigilanza, in particolare del settore non finanziario, un ambito “che sarà una delle sfide nell'implementazione del pacchetto più importanti che ci stiamo ponendo in questo momento”.
Amelia Festa, Policy Officer AML Regulation del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha evidenziato inoltre che il MEF è già impegnato nei tavoli tecnici per definire il perimetro dei soggetti obbligati, una delle attività più complesse della fase di recepimento.
Tra le sfide c’è anche quella “dell'attuazione e del recepimento delle norme sul registro dei titolari effettivi previsti dagli articoli 10 e seguenti della nuova direttiva AML che, a differenza dell'intero pacchetto e delle norme, sia del regolamento che della direttiva, saranno efficaci già a partire dal luglio del 2026.”
La relatrice ha spiegato che sono stati avviati lavori con altri ministeri e il sistema camerale e l’Agenzia delle Entrate, perché “la nuova direttiva prevede anche una connessione dei registri immobiliari e dei registri dei conti bancari, insieme all'implementazione del sistema Boris per quanto riguarda il registro della titolarità effettiva.”
Secondo la relatrice, l’esigenza di rivedere la normativa in materia di registri e di titolarità effettiva in generale nasce dal fatto che a seguito dell’implementazione delle precedenti direttive durante gli anni si sono evidenziate una serie di criticità “sia nella individuazione e della identificazione del titolare effettivo, dando luogo a diversi dubbi interpretativi non soltanto da parte dei soggetti obbligati” ma anche per persone giuridiche come imprese, trust e soggetti affini. Inoltre, sono emersi “dubbi e diverse difficoltà in termini di procedura e modelli per la comunicazione nel registro, una forte di frammentazione a livello europeo [...] il sistema Boris non è ancora operativo, proprio alla luce di tutte queste difficoltà che si sono riscontrate.”
Il legislatore europeo ha ritenuto di intervenire “individuando in maniera più specifica nuovi criteri per l'individuazione del titolare effettivo, di imprese, persone giuridiche, trust e istituti affini al trust. “ - criteri che saranno validi in tutti gli Stati membri.
La relatrice ha chiarito che “i criteri per l'individuazione della titolarità effettiva” sono contenuti nel regolamento”, quindi il regolatore nazionale avrà poco spazio di manovra – questo dovrebbe rassicurare tutti operatori, perché ci sia a livello nazionale, che europeo, le stesse regole ai fini dell’individuazione.
Inoltre, sono contenuti nel regolamento “anche i casi di esenzione, per esempio sulla comunicazione degli obblighi del titolare effettivo”.
Il legislatore nazionale invece, delineerà e si occuperà del recepimento delle norme sull'implementazione dei registri, un ambito in cui la direttiva detta regole stringenti con margini limitati alla discrezionalità, sia per quanto riguarda le modalità e i modelli di comunicazione dei dati sulla titolarità effettiva, sia in relazione alle condizioni di accesso al registro
Secondo Amelia Festa, Policy Officer AML Regulation del Ministero dell’Economia e delle Finanze, una delle novità più importanti del pacchetto è relativa alle categorie che potranno accedere al Registro. Si allarga il numero delle autorità che potranno accedere al registro. “I soggetti obbligati, come nella quarta e nella quinta direttiva, potranno accedere a supporto dell'adeguata verifica, con una procedura più dettagliata per quanto riguarda anche le segnalazioni di difformità tra quello che si riscontra nell'ambito del procedimento di adeguata verifica e quanto emerge dal registro.”
Ha poi osservato che la Corte di Giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 2022, ha limitato l’accesso indiscriminato al pubblico, richiedendo la prova di un legittimo interesse.
La relatrice ha chiarito che “Il registro è solo uno strumento ulteriore in un multi-prong approach perché, attualmente - e abbiamo una best practice in Italia, le autorità competenti in ambito antiriciclaggio hanno modo di accedere alle informazioni sulla titolarità effettiva. Il registro appare come uno strumento ulteriore, in aiuto al sistema di prevenzione del fenomeno del riciclaggio, in un contesto in cui le transazioni finanziarie diventano sempre più cross border e quindi c'è la difficoltà a tracciare le risorse finanziarie, e in un mondo che va sempre più incontro alle nuove tecnologie che quindi creano ancora più difficoltà a tracciare e a porre in essere quel follow the money che ha fondato il sistema di prevenzione anti-riciclaggio in Europa.”
Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia Calogero Gaetano Paci, ha richiamato l’attenzione al fenomeno della criminalità organizzata, osservando che “secondo le stime di Europol del 2021, la principale minaccia nell’Unione Europea è quella della criminalità organizzata e dei suoi 139 miliardi di euro di introiti illeciti, stime peraltro molto al ribasso, attraverso i quali si alimenta un sistema finanziario parallelo sotterraneo.” Il relatore ha illustrato alcune indagini dimostrando ostacoli incontrati e ha sostenuto che spesso chi contrasta la criminalità arriva in troppo tardi: “noi siamo sempre a traino rispetto alla realtà, cioè non abbiamo come sistema giudiziario ed investigativo la capacità di monitorare i fenomeni nel momento in cui accadono, ma arriviamo sempre in ritardo.” Il relatore ha illustrato la difficoltà incontrate nel contrasto alla criminalità a individuare i proventi proficui: la criminalità organizzata investe non solo nel mercato illegale ma anche nel mercato legale, investendo anche all’estero, facendo poi rientrare questi soldi e confondendoli con le attività economiche lecite. “Non esiste una criminalità organizzata che non sia anche un attore del mercato legale”.
Il magistrato ha evidenziato inoltre un paradosso: nella maggior parte delle inchieste di riciclaggio di beni di provenienza delle organizzazioni criminali, sono coinvolti professionisti, segnalando così una frattura tra rischio reale e adempimenti formali. Inoltre, per quanto riguarda il tema del coinvolgimento dei professionisti, Paci ha spiegato che il problema principale non sono tanto le operazioni immobiliari, che sono censite e tracciabili, ma tutte le operazioni in ambito societario, e le operazioni che riguardano ambito tributario. “È attraverso i fittizi passaggi di società e le fittizie intestazioni, che si annida il riciclaggio, perché quelle sono chiaramente operazioni di mera copertura e diventano insondabili nel momento in cui vengono compiute. Lo potranno essere a distanza di anni, ma quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla”.
Inoltre, ha sostenuto che contribuisce al problema la disomogeneità tra i paesi dell’Unione europea, alcuni dei quali “costituiscono dei cuscinetti formidabili per la migliore realizzazione delle operazioni di riciclaggio”.
Il Magg. Nicola Maglione, Guardia di Finanza, in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia, ha riconosciuto un alto numero di segnalazioni delle operazioni sospette che arrivano alle autorità investigative, ma osserva anche che nel tempo, grazie ai sistemi informatici di gestione delle segnalazioni, si stanno creando durante gli anni, dei serbatoi – archivi, e ha sottolineato che “l'importanza della segnalazione che ictu oculi non appare rilevante ai fini investigativi, lo può diventare in un momento successivo, laddove riletta e inserita chiaramente in un contesto di analisi massiva, come è quella che effettua sia il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia e Finanza, che la Direzione Investigativa antimafia.” Ha affermato anche, in linea con quanto richiamato anche da Italo Borrello della UIF, che “bisogna ambire ad una qualità delle SOS e non alla quantità”. Secondo il relatore, comunque, il serbatoio delle informazioni ha il suo valore sia nell'analisi sia che effettua la Guardia di Finanza, ma anche nella prevenzione antimafia che viene svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia.
Per quanto riguarda la trasparenza dei titolari effettivi, il Magg. Maglione ha chiarito che “[...] le informazioni vanno verificate. Le informazioni non possono essere esclusivamente quelle che verranno inserite nella sezione speciale e che verranno poi consultate, vedremo da chi, ma che le autorità hanno l'obbligo di riscontrarle con tutta un'altra serie di informazioni a cui abbiamo accesso”.
Il Magg. Nicola Maglione, Guardia di Finanza, in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia, ha sottolineato inoltre il potenziale delle tecnologie avanzate, utilizzate sia dalla Guardia di Finanza, sia dalla Direzione Investigativa Antimafia, come le altre forze di polizia, spiegando che queste tecnologie “consentono l'analisi massiva, predittiva e anche l'eliminazione dei cosiddetti falsi positivi, andando ad intervenire sulla mole di segnalazioni.”
In risposta al quesito sul ruolo degli Stati Uniti come snodo centrale della finanza globale, Gervasio Cicoria, CAMS, Group Head of AFC Risk assessment and Controls di Assicurazioni Generali, ha osservato che alcune scelte recenti dell’amministrazione statunitense sembrano andare in controtendenza rispetto agli sforzi internazionali sulla creazione dei registri dei titolari effettivi. Ha richiamato in particolare che “il Dipartimento del Tesoro nel marzo 2025 ha eliminato o ha sospeso le sanzioni nei confronti dei soggetti giuridici statunitensi per quanto riguarda la comunicazione della titolarità effettiva, applicando invece le sanzioni soltanto ai soggetti giuridici di provenienza extra Stati Uniti.” Il relatore ha evidenziato un’asimmetria informativa per gli intermediari europei, visto che rimangono obbligati nei confronti degli statunitensi mentre “non hanno nessuna accessibilità alle informazioni in qualche modo certificate da un registro.”
Collegandosi al punto precedente, che il registro è uno strumento di controverifica e non è lo strumento per svolgere l'adempimento, ha sottolineato che “l’obbligo che ha l’intermediario, così come professionista, è proprio quello di lavorare costantemente sull’informazione”. Il relatore ha osservato che il Registro aiuterebbe in parte ma non risolverebbe il problema, “aiuterebbe però ad essere stimolati a mantenere le informazioni aggiornate nel tempo.”
Parlando del ruolo delle fiduciarie vigilate, dal punto di vista operativo, Fabrizio Vedana, Presidente Federfiduciarie, ha ricordato che fiduciarie vigilate, che in Italia sono 220, hanno effettuato più SOS delle categorie di professionisti di avvocati e commercialisti che sono circa 300.000. Ha sollevato la questione di un altro ambito ancora scarsamente regolato evidenziando che i soggetti che hanno ruolo di trustee in Italia sono molti di più delle fiduciarie, e non hanno un albo professionale, e ha osservato il gap - la mancanza di adempimenti richiesti ai trust company.
Per quanto riguarda il ricorso presentato al CGUE, il relatore ha ribadito che il ricorso ha come fondamento, da un lato, il bilanciamento tra l’obbligo combattere il riciclaggio a tutti i livelli e dall’altro, i diritti sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, il rispetto della vita privata e familiare, la protezione dei dati di carattere personale, e il diritto alla privacy tutelato nel contesto specifico.
Aiste Galinyte, Head of Research di Transparency International Italia, ha evidenziato come l’accesso basato sul legittimo interesse sia applicato attualmente nei paesi europei che l’hanno adottato l’approccio, illustrando l’inchiesta svolta da Transparency International sulla possibilità di accedere ai registri, per le persone con interesse legittimo, in 14 Paesi dell'UE che già dispongono di questo tipo di regime. È emersa una situazione disomogenea con le differenze nelle modalità di accesso, e nelle procedure di richiesta di accesso ai registri, mentre costi di accesso e le barriere linguistiche continuano a rappresentare ostacoli significativi. In prospettiva, la disomogeneità tra i registri e l’accesso dovrebbe essere superata e risolta con l’implementazione del nuovo AML package, che punta a rendere più omogeneo l’accesso ai registri a livello europeo.